SHOCHU

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SHOCHU
IICHIKO

iichiko è lo shochu di orzo giapponese che ha saputo unire tradizione, territorio e modernità in un unico spirito. Nato nel 1979 sotto l’egida della storica distilleria Sanwa Shurui Co., Ltd., nell’Oita Prefecture sull’isola di Kyushu, iichiko è diventato sinonimo di mugi shochu di elevata qualità, apprezzato sia in patria sia su mercati internazionali. La filosofia di iichiko si fonda sulla ricerca dell’armonia (wa) tra ingredienti naturali, ambiente e processo produttivo. Il marchio utilizza 100% orzo a due file fermentato con koji, e acqua eccezionalmente morbida e priva di ferro, filtrata naturalmente attraverso oltre 300 m di roccia vulcanica. La distillazione avviene una sola volta, secondo il metodo honkaku, per preservare gli aromi più delicati e la struttura autentica del distillato. Nel corso degli anni iichiko ha accompagnato la crescita dello shochu giapponese a livello globale, contribuendo a far conoscere un mondo di profumi e sapori diversi rispetto ad altri spirits più diffusi, con una pulizia al palato, una versatilità di consumo e una naturale capacità di abbinarsi al cibo che ne fanno una scelta ideale tanto per degustazioni classiche quanto per cocktail contemporanei.

KITAOKA HONTEN

NISHI

Lo shochu nasce presumibilmente intorno al 1500 a Kagoshima. Delle tavole di legno intagliato risalenti a quel periodo, parte dell’intelaiatura del tetto di un tempio, riportano la prima testimonianza disponibile della presenza del distillato. Su di esse viene descritta una bevanda prodotta a partire da riso fermentato che il sacerdote del tempio era solito offrire ai due carpentieri impegnati nella costruzione dell’edificio. Furono proprio loro, per ripagare il gentile sacerdote, a lasciare dietro di sé questa incredibile testimonianza. In Giappone il termine shochu definisce una serie di distillati la cui materia prima può essere alquanto diversa: riso, patate dolci, zucchero di canna o castagne, a seconda della regione di provenienza del prodotto. Dal punto di vista etimologico, shochu significa “vino bruciato”, avvicinandosi concettualmente ai brandy di origine europea. La materia prima originale utilizzata per la distillazione fu il riso, presumibilmente il resto della torchiatura del sake, una sorta di vinaccia distillata in alambicchi discontinui e a fuoco diretto. Tra le colline di Kagoshima, da oltre un secolo e mezzo, la distilleria Nishi produce shochu tramite processi produttivi che rispettano appieno la tradizione. Tra i diversi ingredienti utilizzati, quello maggiormente impiegato è la patata dolce, coltivata localmente in modo tale da poter controllare l’intera filiera e garantire la massima qualità.

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